HomeCultura e Arte › Itinerari tra arte e cultura a Cuneo: suggerimenti poco noti per arricchire ogni uscita
Cultura e Arte

Itinerari tra arte e cultura a Cuneo: suggerimenti poco noti per arricchire ogni uscita

📅 24 Agosto 2026✍️ di Pierluigi Mozzani⏱️ 5 min di lettura

Mi trovo in via Roma a Cuneo in una tarda mattina di inizio autunno, quando la luce passa tra le arcate medievali e illumina una bottega d’antiquariato che non avrei mai notato di fretta. È in momenti così che comprendo quanto questa città piemontese custodisca tesori nascosti, non per esclusività ma semplicemente perché la maggior parte dei visitatori segue i percorsi convenzionali. Chi arriva a Cuneo pensa al Monviso, alle passeggiate nel centro storico, magari alle torte, ma raramente scopre gli angoli dove l’arte e la cultura si respirano con un’intensità quasi intima.

Da anni raccolgo storie dalle comunità locali, ascolto chi vive questi luoghi e sa dove guardare oltre l’ovvio. A Cuneo ho incontrato appassionati, guide non ufficiali, commercianti colti che aprono le porte ai loro negozi come museo personale. Ecco allora un invito: mettiamo da parte le mappe turistiche standard e scopriamo insieme come arricchire ogni visita con dettagli che trasformano una gita superficiale in un’esperienza consapevole.

Le vie dell’arte minore: quando le facciate parlano

Passeggiare per Cuneo non è solo movimento nello spazio, ma dialogo con i secoli. Le vie che costeggiano il centro storico raccontano storie di committenti e artigiani attraverso decorazioni in stucco, cornici in pietra, balconate forgiate con geometrie che oggi chiameremmo design. La via Mondaino, la via Santa Croce e i tratti lungo il corso Giolitti offrono una lezione di architettura popolare che i manuali scolastici spesso trascurano.

Mi è capitato di incontrare una signora di ottant’anni che da una finestra al terzo piano mi ha indicato il posto dove suo padre lavorava come stuccatore negli anni Trenta. Puliva le cornici annerite dal tempo, mostrava gli orpelli ancora visibili sotto il grigio dello smog accumulato. Non è erudizione, è memoria viva che prende forma nelle decorazioni. Se guardate con attenzione, scoprirete stemmi di famiglie dimenticate, date incise negli architravi, curiosità che nessun depliant illustra.

La proposta concreta è questa: dedicate una mattina a una passeggiata non lineare. Prendete una via laterale al centro, salite e scendete pochi gradini, fermatevi davanti alle porte d’ingresso dei palazzi. Fotografate i dettagli, cercate le date. Scoprirete che il Novecento cuneese era molto più vivace di quello che sembra leggendo le cronache.

Spazi espositivi fuori dai circuiti mainstream

Cuneo ha il Museo Civico e la Pinacoteca civica, naturalmente, ma esistono altri spazi dove l’arte contemporanea e la riscoperta del passato trovano asilo. Piccole gallerie, foyer di edifici pubblici, persino le biblioteche ospitano mostre temporanee che ruotano con frequenza mensile. La biblioteca “Livio Bianco” ad esempio dedica il suo spazio espositivo a artisti locali, fotografi, collettivi di ricerca visiva che operano nel territorio.

Qui scoprirete prospettive locali non mediate dal circuito commerciale delle grandi gallerie torinesi. Ho visto ragazzi cuneesi che lavorano con la fotografia documentaria, la video installazione, percorsi di ricerca che partono dagli archivi storici del territorio. Archivio storico|Gli archivi locali rappresentano una fonte immensa: fotografie di Cuneo negli anni Cinquanta, lettere di sfollati durante la guerra, registri di associazioni culturali defunte. Alcuni di questi materiali diventano oggetto di riappropriazione artistica, mostre che dialogano con il pubblico non come spettatori ma come custodi di memoria condivisa.

Contattate direttamente gli uffici della cultura comunale, chiedete il calendario delle esposizioni nei luoghi minori. Vi sorprenderà scoprire che mentre guardate le pagine di una guida turistica già obsoleta, in una saletta laterale si sta svolgendo una mostra di fotografia paesaggistica che racconta come il Piemonte è cambiato negli ultimi vent’anni.

Festività e manifestazioni che custodiscono radici culturali

Se avete la fortuna di trovarvi a Cuneo nei giorni giusti, scoprirete che la città pulsa di un’energia legata ai riti collettivi. Non parlo solo della festa patronale, ma di manifestazioni meno note, radicicate nel tessuto sociale. Ho seguito l’organizzazione di cortei storici, eventi gastronomici che non sono semplici occasioni commerciali ma celebrazioni di saperi tramandati, ricette di famiglie che si trasmettono oralmente.

Il mercato settimanale, ad esempio, non è una location qualsiasi ma uno spazio dove ancora vive la relazione diretta tra coltivatore e acquirente. La stagionalità dei prodotti, i racconti dei contadini sulle loro terre, i nomi dialettali dei vegetali: tutto questo è cultura tangibile. Etnografia|L’etnografia locale potrebbe studiarvi per anni, eppure passa inosservata nella frenesia delle giornate.

Le manifestazioni religiose hanno poi una profondità che merita ascolto. La Madonna del Pilone, i riti minori che accompagnano il calendario agricolo, le processioni che ancora mantengono schemi ceremoniali medievali: tutto questo rivela come Cuneo non sia una città unidimensionale ma stratificata in senso antropologico.

Il dialogo con i luoghi di culto

Le chiese cuneesi custodiscono un patrimonio artistico notevole spesso sottovalutato. Non intendo solo opere di valore economico alto, ma la bellezza dell’arredo, gli affreschi sottodimensionati ma significativi, le pale d’altare che raccontano la devozione di generazioni. Chi visita non per devozione ma per consapevolezza storica scopre come questi spazi raccontino evolution di gusti, tecniche, mentalità religiosa nel corso dei secoli.

Parlate con i custodi, i parroci. Avrete accesso a stanze laterali, archivi parrocchiali, documenti che raramente vengono mostrati. Ricordo di aver ascoltato una historia affascinante sulla tela di una chiesa minore, un dipinto che per decenni era stato considerato di scuola, finché uno studioso non aveva ipotizzato un’attribuzione diversa basandosi su documenti dell’epoca.

Conclusione: il piacere della scoperta consapevole

Tornando a quella bottega d’antiquariato dove avevo iniziato il percorso, ho chiesto al proprietario come mai così poche persone entrassero. Ha sorriso e ha detto che il turismo veloce non abita gli spazi lenti. Cuneo non è una destinazione che si consuma in otto ore, ma una città che si rivela a chi sa attendere, ascoltare, guardare due volte lo stesso angolo in momenti diversi.

Arricchire ogni uscita significa decidere di essere consapevoli, di costruire il proprio racconto del luogo piuttosto che accettare quello preconfezionato. Significa fermarsi, documentare, domandare. È un’esperienza umana prima ancora che culturale, il piacere di sentire il passato vivo che cammina accanto al presente, in una città che meriterebbe di essere conosciuta molto più di quanto accade oggi.

Pierluigi Mozzani

Pierluigi ha vissuto tra Toscana e Marche, partecipando attivamente ai comitati di quartiere per la valorizzazione delle feste popolari. Ha seguito l'organizzazione di cortei storici e weekend gastronomici, raccogliendo testimonianze dirette che ora trasforma in racconti vividi e pratici per i lettori.