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Menu tipici delle sagre autunnali cuneesi: come scoprire varianti poco note e sorprendenti di piatti locali

📅 21 Agosto 2026✍️ di Federico Rossignoli⏱️ 4 min di lettura

Per trovare varianti sorprendenti dei piatti cuneesi: arriva all’apertura, leggi le lavagne vicino alla cucina e parla con i volontari. Chiedi “fuori menu” e piatti del giorno legati al prodotto in festa. Segui gli stand secondari: spesso lì nascono le versioni di valle.

Bagna cauda, dialetti di valle

Nelle sagre autunnali la bagna cauda cambia da frazione a frazione. In collina è spesso più ricca di burro. In montagna prevale l’olio, con aglio dolce stufato a lungo. In alcune cucine si usa il latte per “ammansire” l’aglio: chiedi la versione leggera se vuoi una bagnata più morbida.

Osserva il cesto delle verdure. Se trovi porro di Cervere, topinambur, cavoli locali o la rapa di Caprauna, sei davanti a una lettura territoriale seria. Le porzioni “degustazione” sono l’occasione per assaggiare due intingoli diversi senza appesantirti.

Paste e zuppe d’autunno: plin, tajarin, cisrà

Il plin “al tovagliolo” è la variante più semplice da intercettare: servito asciutto, avvolto nel panno caldo. Nelle cucine di valle compaiono ripieni di arrosto misto con erbe di malga o con coniglio e porri. Domanda se c’è un condimento di sugo d’arrosto di selvaggina: esce spesso solo nei giorni di minor afflusso.

I tajarin d’autunno raccontano la stagione. Cerca il taglio sottile a molti tuorli e i condimenti di funghi di Ceva, salsiccia di Bra o ragù di lepre. Le lavagne segnalano talvolta “tajarin al midollo”: piatto raro, intenso, da prendere al primo giro di mestoli.

A Dogliani la cisrà è un rito: ceci e trippa con verdure, cottura lenta. In alcune edizioni compare anche la versione “solo ceci”, più leggera. Chiedi della partita del mattino: la prima uscita ha brodo limpido e profondo, ideale per cogliere le sfumature.

Formaggi e accostamenti fuori carta

Le sagre cuneesi amano fondute e grattugiate. Raschera, Bra e Castelmagno brillano in gnocchi, polente e flan. Se leggi DOP, stai toccando l’architrave della qualità riconosciuta da Denominazione di origine protetta. Nelle valli, la stessa ricetta cambia con la toma d’alpeggio disponibile: chiedi quale malga firma la serata.

Attenzione alle “prove” che compaiono a fine servizio: polenta saracena con Raschera giovane, gnocchi al Castelmagno sfumati con miele di castagno, tomini con cugnà. Sono esperimenti che i cuochi fanno assaggiare quando la fila cala.

Selvaggina, funghi e cucine di bosco

Tra Ceva e le vallate vicine, porcini e ovuli guidano i menu. Se leggi “trifolati misti di giornata”, chiedi quali specie ci sono: la risposta ti dirà quanto è fresca la cucina. Le tagliatelle ai porcini fanno coppia con brasati di Nebbiolo e Barbera.

Cinghiale e lepre seguono le tradizioni di civet e lunghe marinate. Le versioni di valle spesso alleggeriscono il fondo con verdure tostate o lo addolciscono con castagne. Il giorno feriale è il momento migliore per trovarle: meno coperti, più tempo in cucina.

Dolci delle Langhe cuneesi, oltre il bonèt

Il bonèt resta un caposaldo, ma nelle sagre spuntano torta di nocciole di Cortemilia, crostate di cugnà e zabaioni tirati al momento. I “cuneesi” non sono solo al rum: cerca ripieni alla nocciola o al Barolo Chinato nelle serate a tema.

In autunno molti comitati riscoprono castagne e farine antiche. Spunta il castagnaccio leggero, a volte con miele locale. Se trovi “mundaj” fatti al braciere, prendili dopo cena: raccontano il bosco meglio di qualsiasi dessert complesso.

Come scovarle: metodo pratico

  • Arriva 10 minuti prima dell’apertura e leggi le lavagne vicino alla cassa: lì compaiono i fuori carta.
  • Chiedi “mezza porzione” per confrontare due varianti senza appesantirti.
  • Parla con chi serve ai tavoli: conosce i lotti migliori usciti a inizio servizio.
  • Segui la materia prima in festa (porro di Cervere, zucca di Piozzo, funghi di Ceva): i piatti dedicati cambiano per vallata.
  • Cerca gli stand della pro loco di frazione: custodiscono ricette di famiglia.
  • Visita la sagra nei giorni feriali: spuntano prove e ricette lente.
  • Controlla i social della pro loco la mattina stessa: spesso pubblicano aggiornamenti su lotti e piatti extra.
  • Domanda l’origine dei formaggi: un nome di malga o alpeggio è il segnale giusto.

Molte varianti nascono dai Presìdi e dalle comunità del cibo legate a Slow Food. Quando leggi il nome di un prodotto tutelato, fermati e chiedi come cambia la ricetta: è lì che il territorio affiora nel piatto.

Da veneto abituato a festival di paese, ho imparato a stare vicino alle cucine, fare domande secche e puntare le prime uscite. Con questo metodo, nelle sagre cuneesi d’autunno troverai più sfumature che in un menu di ristorante. E le scoprirai insieme a chi le cucina.

Federico Rossignoli

Originario della provincia veneta, Federico ha coordinato escursioni e visite guidate durante festival culturali locali. Ama scoprire realtà poco conosciute e condivide trucchi per godersi ogni manifestazione come un abitante del posto, con genuino entusiasmo e spirito d’avventura.